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Nuraghe
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top
«Mentre tutte le maggiori nazioni fanno a gara in promuovere lo studio non solo de’ monumenti patrii, ma degli stranieri, ben dee gradire l’Italia che sia fisso lo sguardo nella sua Sardegna coronata qual è di torri sfidatrici de’ secoli»
(Alberto Maria Centurione, Studi recenti sopra i nuraghi e loro importanza, La Civiltà Cattolica, 1886)
I mwdwnuraghi (mweanuraghe/-s mweqrunaghe/-s in mwegsardo logudorese, o mwewnuraxi/-s in mwfasardo campidanese, mwfqnuragu/-i in mwfgsassarese, mwfwnaracu/-i in mwgagallurese) sono mwgqantiche costruzioni in pietra di forma mwggtroncoconica presenti, con diversa concentrazione, in tutta la mwgwSardegna.cite-ref-1[1] Sono unici nel loro genere e rappresentativi della mwiaciviltà nuragica, che a essi deve il suo nome.cite-ref-2[2]
Alcuni sono complessi e articolati, veri e propri mwjgcastelli nuragici con la mwjwtorre più alta che in alcuni casi raggiungeva un'altezza tra i 25 e i 30 metri. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si tratta di singole torri ristrette verso l'alto, un tempo alte dai 10 ai 20 metri, con mwkadiametro alla base tra gli 8 e i 10 metri. Gli studiosi non hanno ancora espresso un parere comune sulla loro funzione originaria, mentre per quanto riguarda la datazione la maggior parte pensa che furono costruiti nel mwkqII millennio a.C., a partire dal mwkg1800 a.C. fino al mwkw1100 a.C.cite-ref-zeddaarcheologia-3-0[3]
Sono sparsi sull'intera isola, mediamente uno ogni 3mwmq km², contraddistinguendone fortemente il paesaggio; in alcune zone sono posizionati a poche centinaia di metri gli uni dagli altri, come nella mwmgValle dei Nuraghi della regione storica del mwmwLogudoro-mwnaMeilogu, oppure nelle regioni della mwnqTrexenta e della mwngMarmilla. Ne sono stati identificate svariate migliaia, settemila o secondo altre fonti ottomila,cite-ref-4[4] anche se si ipotizza che in passato il loro numero fosse ancora maggiore: sono infatti numerosi gli esempi attestati, e ancor più quelli ipotizzati sulla base di sondaggi archeologici, di successivi edifici civili (nuraghe Gianbasile a Sindia, Boladorzu a Magomadas), signorili (Palazzo Zapata a Barumini) e ancor più frequentemente religiosi (nuraghe Lo' sotto la chiesa di Sant'Eligio a Bosa, Santa Maria Maddalena a Guamaggiore, San Nicola a Orroli, Santa Vittoria a Nuraxinieddu, San Simone a Escolca, San Saturnino a Benetutti), costruiti non solo spogliando la struttura di pre-esistenti nuraghi, ma molto spesso direttamente sulle loro fondamenta.
Contents
• Storia
• Scale
• Note
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Etimologia
La radice mwraNur della parola mwrqnuraghe è di origine prelatina (e quindi preindoeuropea) e dovrebbe significare "mwrgmucchio di pietre, mucchio cavo". Secondo quanto riferisce lo studioso mwrwGiovanni Lilliu:
«... «preindoeuropeo, o di sostrato mediterraneo, è anche il nome del monumento: nuraghe, detto pure altrimenti, a seconda dei distretti e dialetti della Sardegna,
nuràke
,
nuràxi
,
nuràcci
,
nuràgi
,
naràcu
etc. Questo termine, specie nel secolo XIX, fu messo in relazione con la radice fenicia di
nur
, che vuol dire
fuoco
, e fu spiegato come
fuoco
nel senso di
dimora
o di
tempio del fuoco
, con riferimento a culti solari che si sarebbero praticati sulla terrazza delle torri nuragiche. Oggi, invece, i filologi propendono a considerare il vocabolo nuraghe come un reliquato della parlata primitiva paleomediterranea, da ricollegarsi col radicale
nur
e con le varianti
nor
,
nul
,
nol
,
nar
etc.: radicale largamente diffuso nei paesi del Mediterraneo, dall'Anatolia all'Africa, alle Baleari, alla Penisola iberica, alla Francia, col duplice significato, opposto ma unitario, di
mucchio
e di
cavità
. Il vocabolo stesso poi indicherebbe non la destinazione ma la speciale forma costruttiva del nuraghe, il quale vorrebbe dire appunto
mucchio cavo
,
costruzione cava
,
torre cava
, a causa della figura turrita del suo esterno, fatta per accumulo di grossi massi, e per la cavità cupoliforme dell'interno...»»
(Giovanni Lilliu, I Nuraghi. Torri preistoriche della Sardegna, Ilisso, 2005, pag. 57.)
Secondo l'archeologo Giovanni Ugas dell'mwsgUniversità di Cagliari, la parola nuraghe potrebbe derivare invece da mwswNorax o Norace, eroe degli Iberi-mwtaBalari. È possibile infatti che la radice mwtqNur- sia un adattamento ai timbri mediterranei della radice indoeuropea mwtgNor- che si ritrova in alcuni toponimi della Sardegna (es. mwtwNora, mwuaNoragugume), nel Lazio con mwuqNorba città dei mwugVolsci, o Noreia antica città del mwuwNoricocite-ref-5[5].
Il mwwqlinguista mwwgMassimo Pittau ritiene che la parola mwwwnuraghes, nelle sue varie forme, sia sicuramente da riportare al sostrato linguistico pre-punico e pre-romano, quindi ascrivibile direttamente al mwxaprotosardo, ovvero la lingua originaria dei loro costruttori.cite-ref-pittausardegnanuragica-6-0[6]
Storia
I primi nuraghi, detti mwaqprotonuraghi, furono edificati in un'epoca situata quasi certamente nella parte iniziale del mwagII millennio a.C. Di alcuni è stata effettuata una datazione che ha restituito dei risultati alquanto verosimili, indicanti un periodo iniziale di costruzione intorno al mwaw1800 a.C. (per esempio Duos Nuraghes di mwbaBorore)cite-ref-zeddaarcheologia-3-1[3].
Secondo l'archeologo mwcgGiovanni Lilliu il maggior sviluppo di questi edifici si ebbe durante la media mwcwetà del bronzo, attorno al mwda1500–mwdq1100 a.C..
Nell'mwdwetà del ferro, ossia dal mwea900 a.C. in poi, non furono costruiti nuovi nuraghi, tuttavia quelli esistenti non furono abbandonati ma anzi in alcuni casi vennero ristrutturati e riadattati, forse come luoghi di mweqculto.
I danni maggiori subiti dalle costruzioni nuragiche sono stati inflitti dagli inizi del XIX secolo in poi, soprattutto dopo l'emanazione dell'mwhaeditto delle chiudende (1820), quando furono riutilizzati come materiale da costruzione per i muretti a secco che ancora oggi caratterizzano il paesaggio sardo, e con l'ampliamento della rete viaria e l'impiego delle pietre nelle mwhqmassicciate stradali.cite-ref-meliscivilt-nuragica-8-0[8]
Cronologia
In base a una classificazione e alla divisione temporale elaborata dallo studioso mwjaGiovanni Lilliu (mwjqNuragico I, II, III, IV, V) l'edificazione dei nuraghi e lo svilupparsi della civiltà nuragica ha seguito diverse fasi collocabili entro l'età del bronzo e l'età del ferro. Lo stesso studioso però sconsiglia di adattare schematicamente la sua classificazione alle suddivisioni cronologiche di queste età adoperate per l'Europa continentale, la penisola italiana e l'Egeo, anche se non mancano parallelismi tra cultura nuragica con elementi delle regioni europee ed egeichecite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-0[9].
Fasi civiltà nuragica
Nuragico I
La prima fase, denominata mwnaNuragico I (XVIII-XV secolo a.), vede il formarsi dei caratteri principali di questa mwnqciviltà. Rispetto ai fenomeni megalitici precedenti (menhir, dolmen, mwngaltare preistorico di Monte d'Accoddi, mwnwfortificazioni di Monte Baranta) cominciarono a essere adottate tecniche e schemi costruttivi più specifici e tra la fine del mwoaBronzo antico e gli inizi del mwoqBronzo medio si ha l'edificazione dei primi mwogprotonuraghi, denominati anche mwowpseudonuraghi o mwpanuraghi a corridoiocite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-1[9].
Si evidenzia nell'architettura funeraria la costruzione delle tombe dei giganti con stele centinata, gli ipogei con prospetto architettonico e le tombe di tipo misto. La cultura materiale utilizza ceramiche tipo mwqgmwqwBonnanarocite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-2[9]. Costruzioni tipiche di questo periodo sono quelle di Sa Korona di mwsaVillagreca e Bruncu Madugui di mwsqGesturi.
Nuragico II
Questa fase viene situata nella media mwugetà del Bronzo, tra il mwuwXV-mwvaXII secolo a.C.; fa la sua comparsa il nuraghe a mwvqthòlos, caratterizzato dal modulo ripetitivo della mwvwtorre tronco-conica. All'interno ospita una o più camere sovrapposte, coperte a falsa volta, con la tecnica cosiddetta "ad aggetto". Rispetto alla Fase I si nota una brusca svolta costruttiva nella civiltà nuragica. Un'ipotesi molto accreditata è quella che collega queste innovazioni a influssi esterni mwwaminoico-micenei, che hanno portato il mwwqthòlos in tutta la mwwgGrecia e in mwwwSicilia, seppur con funzioni sepolcrali che al nuraghe difficilmente possono essere riconosciutecite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-3[9].
Nella fase II si ha la costruzione della maggior parte dei nuraghi, e probabilmente della loro quasi totalitàcite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-4[9]. Le tombe dei giganti presentano una facciata con i caratteristici filari di pietre infisse a coltello, si scolpiscono betili aniconici e poi con segni schematici. Si notano nelle ceramiche le decorazioni a pettine, con nervature o con decorazioni metopale. Le armi sono di importazione orientale.
Nuragico III
Il mw1aNuragico III è la fase situata nel periodo del mw1qBronzo recente e finale, fra il mw1gXII e il mw1wIX secolo a.C.cite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-5[9].
Al singolo nuraghe già esistente, si addossano altre torri e corpi di fabbrica, raccordate da cortine murarie per formare un vero e proprio mw3qbastione turrito, fino a realizzare delle strutture di notevole articolazione e imponenza, con i bastioni provvisti di torri angolari, spesso in numero di tre, come il mw3gnuraghe Santu Antine a mw3wTorralba, il mw4aNuraghe Voes a mw4qNule e il mw4gnuraghe Losa ad mw4wAbbasanta, ma anche di quattro torri, come mw5aSu Nuraxi a mw5qBarumini e il nuraghe Santa Barbara a mw5wMacomer, o cinque, come il mw6anuraghe Arrubiu a mw6qOrroli. O addirittura dieci, perfettamente simmetriche, come nel mw6gnuraghe S'Urachi a San Vero Milis.
Nelle tombe dei giganti si notano fregi a dentelli, compaiono tempietti a cella rettangolare, tempietti a megaron, templi a pozzo. Compaiono inoltre i betili antropomorfi, le ceramiche micenee, i mw7alingotti di rame a pelle di bue, le armi di tipo egeo.
Nuragico IV
Il mw9qNuragico IV, ormai nell'età del ferro, copre un arco temporale che va dal IX secolo a.C. al mw9gV secolo a.C.cite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-6[9], i nuraghi complessi si evolvono ulteriormente e i villaggi aumentano di dimensioni. Nell'architettura funeraria si notano tombe individuali a fossa e a pozzetto.
Si osservano i villaggi santuario, le grotte sacre e i templi a pozzo di tipo isodomo. La cultura materiale utilizza ceramiche geometriche, ambre e bronzi di importazione tirrenica, importazioni fenicio-puniche. Si registra la comparsa della statuaria in pietra a mw-atutto tondo, dei bronzi figurati e delle navicelle in bronzo.
Nuragico V
Il Nuragico V va dal V secolo al 238 a.C.cite-ref-lilliucivilt-nuragica-9-7[9], e vede la nascita della resistenza sarda alla penetrazione cartaginese, e poi le battaglie e le attività di mwaqmguerriglia contro i Romani.
Descrizione generale
Vista la varietà delle costruzioni che tradizionalmente sono raggruppate sotto la dicitura di "nuraghe" è difficile fornire una descrizione univoca.
La divisione più semplice è quella tra il protonuraghe, o nuraghe "a corridoio", con una distribuzione degli spazi prevalentemente orizzontale e il nuraghe a mwaq0thòloscite-ref-10[10]. La maggioranza dei nuraghi è di quest'ultimo tipo, costituito da singole costruzioni megalitiche a tronco di cono con uno o più ambienti interni, anche sovrapposti e coperti a mwarithòlos.cite-ref-11[11] Al loro interno, oltre alle camere circolari si aprono spesso altri ambienti minori quali nicchie, magazzini, sili. Attorno alla torre singola si svilupparono talvolta architetture più complesse come bastioni con torri aggiuntive e cinte murarie.
Le mura che lo compongono sono poderose e possono arrivare a uno spessore di quattro o cinque mwargmetri, con un mwarkdiametro esterno fino a trenta-cinquanta metri alla base, diminuendo poi con l'aumentare dell'altezza, con inclinazione più accentuata nelle torri più antiche. L'altezza supera non di rado i venti metri.
La particolare forma è dovuta alla singolare tecnica di costruzione che prevede solide fondazioni con grossi blocchi di pietra squadrati e sovrapposti a secco, in maniera circolare, senza utilizzo di leganti e tenuti insieme dal loro stesso peso. Man mano che si procede in altezza, i filari disposti in mwarsopera isodoma si restringono progressivamente e diminuisce anche la proporzione dei massi, ora sempre più piccoli e meglio lavorati.cite-ref-12[12].
La parte superiore era occupata da una terrazza cinta da una sorta di balconata circolare retta da mensoloni in pietra incastrati nella muratura sommitale, alla quale si accedeva tramite una mwascscala elicoidale, illuminata nel percorso ascendente da mwasgferitoie ricavate nelle spesse mura. La porta di ingresso si apre preferenzialmente a mwaskmezzogiorno e immette in un corridoio ai cui lati si aprono sovente delle nicchie e che conduce a una camera rotonda, la cui volta è formata da anelli di pietre che si restringono progressivamente, andando a chiudersi secondo la tecnica della volta a mwasothòlos, sempre senza l'utilizzo di leganti, né mwasscentine di supporto durante l'edificazione.
Tipologia
Il problema di una costituzione di una tipologia del nuraghe è stato affrontato in tempi recenti da vari studiosi anche se non vi sono ancora soluzioni univoche.
La categorizzazione dei diversi tipi è generalmente morfologica o temporale, e in alcuni casi qualcuno cerca di far corrispondere le due cose. La divisione più generica è, come già si è accennato, quella tra nuraghe a torre e nuraghe a corridoiocite-ref-13[13].
Nuraghi a corridoio o protonuraghi
Chiamati anche "pseudo-nuraghi" o "mwau0protonuraghi", i nuraghi a corridoio sono il tipo più antico. Differiscono in maniera significativa dai nuraghi classici per l'aspetto più tozzo e la mwau4planimetria generalmente irregolare e perché al loro interno non ospitano la grande camera circolare tipica del nuraghe, ma uno o più corridoi, o comunque ambienti minori.
L'altezza di norma non superava i 10 metri benché la superficie occupata da queste costruzioni fosse in media notevolmente maggiore rispetto a quelli a torre.
L'ambiente più funzionale e forse più importante di questi edifici era il terrazzo che probabilmente ospitava delle coperture lignee che fungevano da ambienti abitativi.
Poco conosciuti fino a qualche decennio fa sono al centro di studi e dispute fra gli studiosi che hanno iniziato a considerarli fondamentali per la comprensione del "fenomeno nuragico". Sulla denominazione stessa non c'è ancora unanimità: il termine "nuraghe a corridoio" è contestato da Giovanni Ugas che preferirebbe l'utilizzo del solo termine "protonuraghe", con connotazione temporale, in base alla precedente costruzione di questo tipo di nuraghecite-ref-ugasalba-14-0[14], che comunque rappresenta una regola con molte eccezioni.
Mauro Peppino Zedda predilige invece una semantica morfologica sostituendo entrambi i termini con "nuraghe a bastione" suddividendo ulteriormente la categoria in tre classi inferiori: "a corridoi architravati", "a corridoi aggettanti", "a camere"cite-ref-zeddaarcheologia-3-3[3]. Gli studi di Zedda, però, non sono avallati da nessun comitato scientifico.
Dei circa 7 000 nuraghi censiti solo 300 circa sono di questo tipocite-ref-meliscivilt-nuragica-8-2[8].
Nuraghi di tipo misto
Questo tipo si distingue per il rifascio effettuato in epoche successive, si suppone dovuto a un cambio di progettazione dei nuraghi a corridoio, o per altre esigenze.
Nuraghi monotorre a thòlos
È il nuraghe per antonomasia e rappresenta la quasi totalità dei nuraghi della Sardegna.
La torre, di forma tronco-conica, ospita al proprio interno una o più camere sovrapposte, coperte appunto da una falsa volta, o più spesso con la tecnica ad "aggetto" del mwaxemwaxithòlos, cioè sovrapponendo giri di pietre via via più stretti fino a chiudere la volta. In genere venivano innalzati due circoli murari concentrici, e l'interstizio che ne risultava veniva riempito di pietrame.
L'accesso, architravato, è generalmente sullo stesso piano di calpestio del suolo e immette in un andito che immette frontalmente nella camera centrale e lateralmente (generalmente a sinistra) nella scala elicoidale ricavata all'interno della massa muraria che conduce al terrazzo o alla camera superiorecite-ref-meliscivilt-nuragica-8-3[8].
Oltre all'andito, alla camera centrale e a quelle superiori sono spesso presenti altri ambienti minori come nicchie e cellette ricavate nello spessore murario ma anche pozzi o sili scavati nel pavimento.
Nuraghi a tancato
Costituiscono l'evoluzione dei nuraghi monotorre: alla torre principale veniva aggiunto in un secondo tempo un altro edificio circolare, raccordato alla torre originaria tramite due cortine murarie racchiudenti al loro interno un cortile, talvolta fornito di un pozzo.
Un esempio di nuraghe appartenente a questo tipo è il nuraghe santa Barbara a mwax4Villanova Truschedu. In tale nuraghe l'ingresso al complesso avveniva tramite un corridoio ai cui margini si trovano due nicchie contrapposte.
In momenti successivi venivano aggiunte altre torri e altre cortine murarie fino a farne dei complessi polilobati.
Nuraghi polilobati
Chiamati anche regge nuragiche, i nuraghi polilobati sono quelli meno frequenti. Molto elaborati e spesso concepiti in modo unitario, costituivano vere e proprie fortezze con varie torri unite tra loro da alti bastioni la cui funzione era quella di proteggere il mastio centrale.
Secondo la teoria militare, dalla torre arroccata su una cima isolata, semplice vedetta situata al confine del territorio di pertinenza della singola mwayktribù, o a presidio dei punti strategici più rilevanti come le vie d'accesso alle vallate, i sentieri che salivano agli altopiani, i corsi d'acqua, i guadi, le fonti, ecc., si giunse successivamente alle complesse costruzioni, comprendenti fino a ventuno torricite-ref-ilgiganterosso-15-0[15] e dalle mura spesse alcuni metri, ubicate al centro dell'area di comune interesse, forse utilizzata come residenza fortificata dell'autorità politica, civile, militare e probabilmente anche religiosa della regione.
Questi "castelli" megalitici costituivano delle vere e proprie regge, ed erano circondati da altre cinte murarie più esterne, talora fornite anch'esse di torri (i cosiddetti mway8antemurali), che circondavano i bastioni a costituire una vera e propria ulteriore linea avanzata di difesa.
Dopo le mwazupiramidi egizie sono considerati come le più alte costruzioni megalitiche mai costruite durante l'età del bronzo nel Mediterraneo protostorico. La torre centrale del mwazynuraghe Arrubiu a mwazcOrrolicite-ref-theredgiant-16-0[16], uno dei più grandi dell'isola, secondo i calcoli eseguiti dai ricercatori raggiungeva un'altezza compresa tra i venticinque e i trenta metri, e la sua planimetria comprendeva altre diciannove torri (probabilmente ventuno) articolate intorno a diversi cortili, occupando per intero un'area di tremilamwazw metri quadrati, escluso il villaggio che si estendeva al di fuori delle cinte murarie.cite-ref-ilgiganterosso-15-1[15] Era il risultato di un disegno unitario che comprendeva sia il mastio sia i bastioni pentagonali, il tutto costruito nella medesima fase nel mwaaeXIV secolo a.C.cite-ref-ilgiganterosso-15-2[15]
Villaggi nuragici
Alcuni nuraghi sorgono isolati, altri sono invece circondati o collegati tra di loro da un sistema di muri di cinta che racchiudono i resti di capanne, tanto da assumere l'aspetto di un villaggio. Infatti le popolazioni nuragiche spesso risiedevano in questi villaggi addossati alle torri principali e ai bastioni. Questi insediamenti erano costituiti da un insieme di capanne più o meno semplici, la vita quotidiana si svolgeva dunque all'interno di queste modeste dimore di pietra, con il tetto in genere realizzato con tronchi e rami, spesso intonacate all'interno con del fango o argilla, e talora isolate con mwabisughero. Non tutti i villaggi sono nuragici. Il villaggio di Su Nuraxi di Barumini, ad esempio, è successivo al nuraghe e costruito anzi con pezzi che - inizialmente - erano elementi costitutivi del nuraghe.
Nell'ultima fase della civiltà nuragica si sviluppa un tipo di capanna più evoluta, indicativo di una maggiore articolazione delle attività: si tratta della mwabqcapanna a settori, che talora assume anche le dimensioni di un vero e proprio isolato, cioè divisa in piccoli ambienti affacciati su un cortiletto e dotata spesso anche di un forno per la panificazione.
Fra gli edifici pubblici che caratterizzavano i villaggi, si segnalano soprattutto le cosiddette mwabccapanne delle riunioni, provviste di un sedile in pietra alla base e destinate presumibilmente alle assemblee dei notabili del villaggio.
Particolari costruttivi
Come già si è detto una definizione generica di nuraghe è per forza di cose riduttiva vista la grande diffusione e varietà di queste costruzioni.
Anche le classificazioni morfologiche e cronologiche, benché utili, non sono esaustive riguardo a caratteristiche che, sebbene possano sembrare minori, sono oggetto di studi quantitativi e qualitativi e rivestono una grande importanza nella comprensione di molti caratteri della civiltà nuragica stessa.
Dimensioni
Le dimensioni dei nuraghi variano soprattutto in base al loro tipo: i nuraghi a corridoio hanno una superficie molto variabile mentre la maggior parte delle torri a mwacmthòlos rientra in una fascia dimensionale più strettacite-ref-moravettiricerche-17-0[17].
I protonuraghi passano quindi dai quasi mwack1 700mwaco m² del nuraghe Biriola di mwacsDualchi ai 51 del Carrarzu Iddia di mwacwBortigalicite-ref-18[18]. Il dato medio ricavato da sessantasei costruzioni del Marghine e della Planargia (nell'intera Sardegna i protonuraghi censiti finora sono circa trecento) si assesta sui 234mwade m², mentre la fascia più rappresentata è quella tra i 101 e i 200mwadi m² (45% dei rilevamenticite-ref-moravettiricerche-17-1[17]).
I nuraghi a torre hanno invece superfici comprese tra i 635mwadg m² del nuraghe Tolinu di mwadkNoragugume e i trentadue di Sa Rocca Pischinale a mwadoBosa, la fascia più ricorrente è anche in questo caso quella che oscilla tra i 101 e i 200mwads m² che rappresenta in questo caso ben il 75% dei 231 nuraghi dello studio eseguitocite-ref-moravettiricerche-17-2[17].
Il diametro dei nuraghi a torre varia dai dieci ai quindici metri (media di 12,30 nel Marghine - Planargiacite-ref-moravettiricerche-17-3[17]) e l'altezza dai dieci ai ventidue metricite-ref-zeddaarcheologia-3-4[3]. La torre nuragica più alta, quella del nuraghe Arrubiu, superava in origine i ventisette metricite-ref-19[19]
L'inclinazione della muratura varia tra i 10° e i 16°cite-ref-zeddaarcheologia-3-5[3] con una tendenza evolutiva, seppur non strettamente progressiva, tra i nuraghi più antichi (come Domu 'e s'Orku di mwafiSarroch) e quelli più recenti (nuraghe Altoriu) a costruire con pendenze sempre meno accentuatecite-ref-lilliuinuraghi-20-0[20].
Scale
Nei nuraghi sono spesso presenti delle scale, che possono essere di vario tipo. È credibile, per quanto non direttamente dimostrabile, che le costruzioni con ambienti disposti su più livelli siano la diretta evoluzione di nuraghi a camera singola nei quali la sommità era probabilmente raggiungibile mediante scale in legno.
Un'ulteriore evoluzione è rappresentata dalle scale interne in muratura, che nei nuraghi a mwagqthòlos ha due varianti principali: scala "di camera" e scala "d'andito". La prima, costruita nello spazio della camera centrale, evitava di perforare la massa muraria e quindi di comprometterne la struttura statica, ma iniziava più in alto del pianterreno e doveva essere quindi raggiunta mediante scalette mobili in legno o corde. Questo tipo sembra essere quella cronologicamente anteriore in quanto presente in nuraghi scarsamente articolati, cioè privi di spazi aggiuntivi come nicchie e cellette, indizi di una padronanza tecnica più avanzatacite-ref-lilliuinuraghi-20-1[20].
La scala "d'andito" si diparte dall'andito generalmente a sinistra e corre all'interno delle mura stesse interrompendosi a ogni ripiano ai quali permette l'accesso. I nuraghi con scala d'andito presentano generalmente la planimetria considerata più matura, cioè la camera a tre nicchie.
In alcuni nuraghi di quest'ultimo tipo (nuraghe Ala di mwagwPozzomaggiore, Li Luzzani e mwag4Rumanedda a mwag8Sassari) si ha l'associazione dei due tipi di scala, a sottolineare la varietà e flessibilità delle costruzioni nuragichecite-ref-lilliuinuraghi-20-2[20], in questi casi le relative scale di camera prendono il nome di "scala sussidiaria" e sono spesso direttamente collegate a un ambiente peculiare, denominato "mezzanino" che sovrasta l'andito. La scala sussidiaria può iniziare dalla camera del pianterreno, in quella del primo piano o attraversare più livellicite-ref-doremezzanini-21-0[21].
Esistono nuraghi a mwahkthòlos, anche importanti, privi di scale in muratura come il nuraghe Asoru di mwahsSan Vito, mwahwSa Domu 'e s'Orku a mwah0Castiadas e il mwah4nuraghe Arrubiu di mwah8Orroli.
La discriminante esclusivamente cronologica ed evolutiva del tipo di scala sembrerebbe ormai ampiamente da rivalutare in base a nuovi studi e osservazioni. Sarebbe riconoscibile, secondo alcuni studiosi, una sorta di criterio geografico nella distribuzione dei tipi di scalacite-ref-zeddadistribuzione-22-0[22]: nella Sardegna centro-settentrionale i nuraghi presentano generalmente la scala ad andito (75% nell'oristanese), nella mwaiuprovincia di Cagliari (90%), nel mwaiySarrabus e nell'Ogliastra i nuraghi sono per lo più senza scala, e, dove presente, è del tipo a camera. Il mwaicSarcidano, la mwaigBarbagia e il Campidano del Milis presentano invece una situazione più confusacite-ref-rassuscale-23-0[23]. I nuraghi con scala accessoria sono praticamente appannaggio del centro-nord Sardegna con una spiccata prevalenza nell'mwai0Anglonacite-ref-doremezzanini-21-1[21].
Mensole o ballatoi
Un elemento che fa discutere gli studiosi è rappresentato dai cosiddetti "mensoloni" in pietra, che sporgendo dalla linea del nuraghe, in cima a esso, si ritiene sorreggessero in alcuni casi un qualche tipo di ballatoio con funzione difensiva simile agli "sporti" dei castelli medievali, protetto da un parapetto verticalecite-ref-lilliuinuraghi-20-3[20].
Le prime ipotesi riguardanti questo particolare costruttivo sembrerebbero essere quelle di Lilliu a seguito dei ritrovamenti nel complesso di mwakqSu Nuraxi a mwakuBarumini di centinaia di pietre in basalto e arenaria (alcune del peso di oltre mwaky1300 kg) lavorate a martellina in forma poligonale rinvenute durante gli scavi del sito archeologicocite-ref-pittausardegnanuragica-6-1[6]. Solo in seguito, a Su Nuraxi si trovò qualcuna di esse ancora nella posizione originariacite-ref-lilliuinuraghi-20-4[20]. Il collegamento fra le mensole, disposte a raggiera e la teoria del ballatoio con parapetto fu forzato in qualche modo dai cosiddetti "modellini di nuraghe", in bronzo, pietra e ceramica rinvenuti in alcuni siti nuragici che sembrano in effetti suggerire costruzioni di questo tipo.
Mensoloni "in situ" in seguito sono stati riscontrati in altri nuraghi (sia a corridoio sia a torre) come il mwalanuraghe Albucciucite-ref-albucciu-24-0[24] di mwaluArzachena, Tilariga a mwalyBulteicite-ref-25[25], uno dei Tres Nuraghes di mwalsNuorocite-ref-pittausardegnanuragica-6-2[6] e il nuraghe Alvo di mwameBaunei che finora presenta il numero massimo di mensole ancora "in situ"cite-ref-26[26].
Contrario alla teoria del ballatoio è invece il linguista mwamcMassimo Pittau che critica la funzionalità difensiva di un simile artefatto e non ritiene possibile che potessero reggere un peso aggiuntivo in quella posizionecite-ref-pittausardegnanuragica-6-3[6]. Secondo Pittau gli stessi modellini dei nuraghi non sarebbero riproduzioni delle costruzioni sarde ma lucerne (quelli in bronzo) o mwamwcapitelli (quelli in pietra)cite-ref-27[27]. Pittau conclude che i mensoloni sarebbero semplicemente aggiunte estetiche simili ai ballatoi delle torri saracene e degli edifici rinascimentalicite-ref-pittausardegnanuragica-6-4[6].
Finestrella di scarico
In molti nuraghi è presente una piccola apertura sopra l'architrave all'ingresso dei nuraghi detta di scarico perché avrebbe la funzione di scaricare dal peso della muratura sovrastante l'architrave stesso ripartendo lo sforzo nelle estremità anziché al centro dello stessocite-ref-lilliuinuraghi-20-5[20]. Le finestrelle di scarico sono peraltro ricorrenti in tutte le architetture a mwaoathòlos del Mediterraneo.
Alcune osservazioni porterebbero invece a una rivalutazione e riconsiderazione di questo elemento architettonico nei nuraghi. Lo spessore degli architravi è spesso infatti molto considerevole, tale da non ritenere realistico l'utilizzo dell'accorgimento con questo esclusivo intento, e sovente la finestrella è troppo stretta per apportare un effettivo beneficio statico alla costruzione.
Inoltre, nelle costruzioni "ciclopiche", ovvero con pietra non lavorata, i carichi non sono uniformemente distribuiti ma si trasmettono solo nei punti di contatto tra una pietra e l'altra rendendo difficile prevedere il carico effettivamente subito dall'architrave. Sono presenti esempi di architravi rotti ma ancora in sede nonostante la presenza dello spiraglio di scarico (nuraghe Fontana, mwaomIttireddu)cite-ref-lanertecnologia-28-0[28]. L'ipotesi più accreditata, fra quelle contrarie alla funzione meramente architettonica della finestrella, è che questa apertura doveva servire a far passare la luce e l'aria (in alcuni nuraghi l'ingresso era probabilmente chiuso da porte in legno, oggi scomparse)cite-ref-albucciu-24-1[24]. Finestrelle di scarico si trovano talvolta anche nelle camere interne dei nuraghi, sulla sommità delle nicchie laterali, e si pensa che in questi casi alloggiassero delle travi che potevano reggere dei soppalchi ligneicite-ref-29[29].
Princìpi di statica abbastanza avanzati sono peraltro espressi in alcuni nuraghi e ritenuti quasi un'anticipazione dell'mwapearco, come nel caso del nuraghe Longu a mwapiChiaramonti, dove l'architrave è sostituito da due massi che lavorano in opposizione, o nel nuraghe Voes di mwapmNule nel quale l'architrave è sorretto da appoggi a mensolacite-ref-lanertecnologia-28-1[28].
Ipotesi sulla loro funzione
La reale funzione delle costruzioni nuragiche è da secoli al centro di dispute tra storici e archeologi. Il primo a porsi il problema fu mwapoGiovanni Francesco Fara nel mwapsXVI secolo, il quale riteneva fossero semplici torri difensive oppure tombe monumentali.
Nel corso dei secoli sono stati considerati - alternativamente - come case, ovili, luoghi sacri, tombe o osservatori astronomicicite-ref-benati-30-0[30].
Vista la presenza numerica così importante delle costruzioni nuragiche in Sardegna, la questione della funzione dei nuraghi è ritenuta di primaria importanza nella comprensione della civiltà nuragica nel suo complesso ed è soprattutto a partire dal mwaqcXX secolo che iniziano a fiorire le pubblicazioni scientifiche sull'argomento. Ecco le ipotesi più discusse:
Ipotesi militare
All'inizio del XX secolo inizia a ritagliarsi un'importanza sempre maggiore l'ipotesi della funzione militare, che rimarrà di fatto quella più accreditata fino alla seconda metà del Novecento, appoggiata soprattutto da studiosi come mwaraAntonio Taramelli, Filippo Nissardi e mwariGiovanni Lilliu. Le principali osservazioni a favore di un utilizzo difensivo del nuraghe sono relative alla struttura architettonica stessa di quest'ultimo. mwarmGiovanni Lilliu sostiene, per esempio, che lo spessore ragguardevole delle mura dovesse reggere all'urto dei "krioforoi", gli arieti di sfondamento usati dai Cartaginesi nelle battaglie contro i Sardi. Anche l'altezza era tale da poter usare i nuraghi come efficaci torri di avvistamento e addirittura, dislocandoli strategicamente, avere sempre il contatto visivo tra l'uno e l'altro o usarli per definire un confine. Lilliu pone inoltre l'attenzione su altri «espedienti singolari di grande efficacia difensiva e offensiva che rivelano il carattere fortilizio del nuraghe» tra cui feritoie, angoli morti, piombatoi, scale retrattili, garette di guardia e botole.
Anche l'archeologo mwaruErcole Contu sostiene che le torri isolate sarebbero state degli avamposti o vedette mentre i complessi più articolati delle fortezze.
Negli anni settanta gli articoli di Carlo Maxia e Lello Fadda sulla rivista mwarcFrontiera (1973) e il libro mwargLa Sardegna nuragica di Massimo Pittau (1977) rappresentano i primi tentativi di dimostrare l'infondatezza della tesi del sistema organizzato di fortini, che Lilliu stesso rivaluterà pesantementecite-ref-zeddaarcheologia-3-6[3].
Lo stesso Pittau, il maggior sostenitore della tesi esclusivamente religiosa dei nuraghi ammette tuttavia che «in qualche particolare circostanza di guerra i Nuragici si siano rifugiati in qualcuno dei nuraghi complessi e vi abbiano tentato un'estrema difesa» facendo riferimento ai nuraghi di Cabu Abbas di mwar4Olbia e a mwar8Su Nuraxicite-ref-pittausardegnanuragica-6-5[6].
Per l'archeologo Giovanni Ugas sia i nuraghi classici sia i protonuraghi svolgevano principalmente due funzioni: le strutture più complesse, ad esempio i nuraghi polilobati, avevano una funzione residenziale per "re" o "capi tribù", le strutture più semplici, come nel caso dei nuraghi semplici monotorre, avevano invece una funzione d'avvistamento e di controllo del territorio e delle risorsecite-ref-31[31].
È stato riscontrato che i nuraghi monotorre erano dislocati perlopiù nei territori poco popolati mentre quelli più popolosi erano contraddistinti da architetture più complessecite-ref-32[32].
Ipotesi religiosa
L'alternativa classica a quella militare è l'ipotesi di una funzione votiva e religiosa del nuraghe che propone come indizi principali le sepolture rinvenute in alcuni nuraghi (specialmente nei protonuraghi) delle quali vi sono in passato molte segnalazioni in letteratura (mwataGaio Giulio Solino, Simplicio, mwateAlberto La Marmora, mwatiGiovanni Spanocite-ref-33[33]) e che si ipotizza potessero essere imbalsamati, esposti e venerati come eroicite-ref-pittausardegnanuragica-6-6[6].
A riprova dell'utilizzo sepolcrale ci sarebbero le conferme di carattere linguistico nei nomi di tantissimi nuraghicite-ref-pittausardegnanuragica-6-7[6]. Oltre ai tanti nomi generici come "Sa Tumba" di mwauaOlbia, "Tumboni" di mwaueGirasole, "Su Tumbone", mwauiFlorinas, "Su Masuleu", San Nicolò Gerrei, "Losa" di mwaumAbbasanta legati al culto dei morti sono "de su Perdonu" a Nulvi, "Purgatoriu", Dorgali, "de is Animas", Santadi, "S'Inferru, Sassari" che sarebbero da collegare alla successiva cristianizzazione della Sardegna e che, secondo questa tesi, avrebbe continuato a riconoscere nei nuraghi il loro significato votivo. Tuttavia queste denominazioni spesso risultano abbastanza recenti. Il riferimento ai morti, per esempio, è dovuto spesso al loro utilizzo come ossario o luogo di sepoltura collettiva durante le numerose pestilenze che afflissero la Sardegna nei secoli e che li portarono a essere, per il volgo, luogo legato alla morte, all'mwauqespiazione, alla presenza di anime di defunti con varie caratterizzazioni folkloristiche colte non solo cristiane. Infatti, ancora più importante è il termine "Domo 'e s'Orcu" (casa dell'Orco), che, pur con le varie inflessioni subregionali denomina circa una quarantina di nuraghi e che richiamerebbe mwauuPlutone, divinità latina dei morticite-ref-34[34].
Ipotesi astronomica
Un'altra tesi presa in considerazione dei ricercatori è quella che vede nei nuraghi una funzione prevalentemente astronomica descrivendoli come dei veri e propri osservatori fissi della volta celeste, disposti sul territorio secondo precisi allineamenti con gli astri, e abitati da sacerdoti astronomi. Secondo lo studioso Mauro Peppino Zedda i nuraghi furono edificati come osservatori astronomici e le torri sarebbero state disposte secondo precise regole mwaveastronomiche e sarebbero state utilizzate per la misura del tempo e per l'osservazione della volta celeste avvalorarando l'ipotesi della funzione sacra di questi edifici, i quali sarebbero visti come templi custoditi da sacerdoti astronomi.cite-ref-35[35] Lo studioso sostiene che le torri del nuraghe trilobato mwavySantu Antine siano state dei punti di osservazione per mezzo dei quali era possibile osservare il sorgere del Sole sia al mwavcsolstizio invernale sia al solstizio estivo, e dalle stesse si poteva osservare - sempre ai solstizi - il tramonto del Sole. Secondo lo studioso il nuraghe mwavgSantu Antine è «mwavkl'apparecchio realizzato a secco tecnicamente più sofisticato di tutta la superficie terrestre».cite-ref-36[36] Grazie alla loro posizione - sostiene lo studioso - «mwav4gli antichi Sardi erano in grado di stabilire la scansione temporale delle stagioni e avevano riferimenti spaziali sulla terra».
Polivalenza
Nella diatriba tra le ipotesi più discusse si inserisce un ragionamento, semplice ma importante che possiamo riassumere in questa frase di Franco Laner:
«L'interrogativo conseguente è questo: qual è la funzione dei nuraghi? A me la domanda pare assolutamente mal posta, perché non è logico chiedersi quale sia stata la funzione di S. Antine di Torralba e, ipotizzando una risposta, estendere la stessa funzione a Su Idili di Isili. Insomma non è possibile che settemila costruzioni diverse avessero tutte la stessa funzione»
(Franco Laner, Accabadora: tecnologia delle costruzioni nuragiche, Tipomonza, Milano, 1999)
Secondo il Laner, si è voluta assegnare quindi al nuraghe, sbagliando, una ben determinata funzione che fosse valida nella totalità dei casi. In un altro passo del suo libro osserva come spesso la maggior parte dei sostenitori delle tesi precedentemente esposte parta dall'assunto, in effetti mai verificato e poco logico, che a una particolare tecnica costruttiva (la mwawmthòlos) debba corrispondere una funzione altrettanto precisacite-ref-lanertecnologia-28-2[28].
Patrimonio dell'umanità
Durante la ventunesima sessione del Comitato del Patrimonio mondiale dell'UNESCO, tenutasi a mwawwNapoli tra il 1º e il 6 dicembre mwaw01997, fu decisa l'iscrizione di mwaw4Su Nuraxi di mwaw8Barumini nel registro dei mwaxapatrimoni dell'umanità, in rappresentanza dell'intero complesso monumentale nuragico.
Furono adottati i seguenti criteri culturali:
• I - mwaxqrappresentare un capolavoro del genio creativo dell'uomo;
• III - mwaxyessere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa;
• IV - mwaxgcostituire un esempio straordinario di un tipo edilizio, di un insieme architettonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustri una o più importanti fasi nella storia umana.
L'assegnazione del riconoscimento fu deciso con la seguente motivazione:
(inglese)
«During the late 2nd millennium B.C. in the Bronze Age, a special type of structure known as nuraghi developed on the island of Sardinia. The complex consists of circular towers in the form of truncated cones built of dressed stone, with corbel-vaulted internal chambers. The complex at Barumini, which was extended and reinforced in the first half of the 1st millennium under Carthaginian pressure, is the finest and most complete example of this remarkable form of prehistoric architecture.
Justification for Inscription
: The Committee decided to inscribe this property on the basis of cultural criteria (i), (iii) and (iv), considering that the nuraghe of Sardinia, of which Su Nuraxi is the pre-eminent example, represent an exceptional response to political and social conditions, making an imaginative and innovative use of the materials and techniques available to a prehistoric island community.
»
(italiano)
«Nell'ultima parte del II millennio a.C., nell'
Età del bronzo
, si sviluppò nell'isola della Sardegna un particolare tipo di struttura chiamata oggi
nuraghe
. Il complesso è costituito da torri circolari in forma di tronco di cono, realizzate con pietre di notevoli dimensioni (progressivamente più piccole man mano che aumenta l'altezza), con camere interne voltate a
pseudocupola
. Il complesso di Barumini, che fu ingrandito e rinforzato nella prima metà del I millennio, è il più bello ed il più completo esempio di questa straordinaria forma di architettura preistorica.
Giustificazione per l'iscrizione
: […] considerando il nuraghe […] una eccezionale risposta alle condizioni politiche e sociali, facendo un uso creativo e innovativo dei materiali e delle tecniche disponibili presso la comunità preistorica dell'isola.»
(UNESCO, definizione dalla Lista del Patrimonio dell'Umanità UNESCO)
Nel novembre 2021, è stato proposto che il sito UNESCO non si limiti a Su Nuraxi ma venga esteso ad altri 30 monumenti (sia nuraghi singoli e complessi nuragici, sia mwayatombe dei giganti e mwayepozzi sacri) ritenuti particolarmente significativi, che sono stati iscritti nella mwayicandidatura ufficiale.cite-ref-38[38]cite-ref-39[39]
Principali siti nuragici
Segue una lista dei siti nuragici più importanti, divisi per tipi. Fra parentesi le caratteristiche che rendono il nuraghe degno di nota.
Nuraghi di tipo misto
• mwa0wNuraghe Albucciu ad mwa00Arzachena (nuraghe di tipo misto, recante una fila di "mensole" ancora nella posizione originale)
• mwa08Nuraghe Maiori a mwa1aTempio Pausania (monotorre con interno a corridoio e due camere binarie. Utilizzato fino al Medioevo)
Nuraghi monotorre
• Nuraghe Asoru a mwa1uSan Vito (monotorre con bastione trilobato)
• Nuraghe Corbos a mwa1gSilanus
• mwa1oNuraghe Is Paras a mwa1sIsili
• mwa10Nuraghe Rumanedda a mwa14Sassari (concentrato di tante soluzioni specifiche e rare: scale sussidiarie, camera ipogeica con pozzo a uso civile, silo piriforme)
• mwa2aNuraghe Cherchidzu (o mwa2eSanta Sarbana) a mwa2iSilanus (nonostante manchi l'architrave l'ingresso non ha ceduto; al suo fianco è stata eretta una chiesa romanica)
• mwa2qNuraghe Pranu a mwa2uUlassai
• mwa2cNuraghe Tanca Manna a mwa2gNuoro
• mwa2oNuraghe Zuras ad mwa2sAbbasanta
Nuraghi a tancato
Nuraghi polilobati e villaggi nuragici
• Area archeologica di Cuccurada a mwa3yMogoro (villaggio e nuraghe complesso costruito a partire da un protonuraghe rivisto in antico a cui si sono aggiunte una serie di torri nuragiche unite da cortine murarie)
• mwa3gCasteddu de Fanaris tra mwa3kDecimoputzu e mwa3oVallermosa (costituito da un bastione di nove torri circondato da una muraglia dotata di cinque torri con feritoie)
• mwa3wComplesso nuragico di Noddulecite-ref-40[40] nel territorio della città di mwa4eNuoro (nuraghe trilobato a quattro torri con corte interna circondato da un grande villaggio con capanne, grandi cinte murarie, circoli megalitici ed è presente anche una singolare fonte sacra nuragica ancora attiva)
• mwa4mNuraghe Adoni a mwa4qVillanova Tulo (è un complesso nuragico risalente all'età del bronzo. Il sito sorge su un rilievo di 811 m d'altezza tra la regione storica del mwa4uSarcidano e la mwa4yBarbagia di Seùlo, è possibile vedere il mwa4cMassiccio del Gennargentu, l’mwa4gOgliastra, l’mwa4kOristanese e il mwa4oCampidano)
• mwa4wNuraghe Antigori a mwa40Sarroch
• mwa48Nuraghe Appiu a mwa5aVillanova Monteleone (villaggio con oltre 200 capanne, un nuraghe trilobato e un monotorre. Tantissimi ritrovamenti di attrezzi da lavoro)
• mwa5iNuraghe Arrubiu a mwa5mOrroli (nuraghe pentalobato, l'unico di questo genere a essersi conservato così bene)
• Nuraghe Burghidu a mwa5yOzieri (quadrilobato)
• mwa5gNuraghe Elighe Onna a mwa5kSantu Lussurgiu (trilobato)
• mwa5sNuraghe Lerno a mwa5wPattada (ancora parzialmente sepolto, sembrerebbero esserci due torri aggiunte a quella centrale)
• mwa54Nuraghe Losa ad mwa58Abbasanta (nuraghe trilobato, tra i meglio conservati attorno al quale si sviluppa un villaggio cinto da una muraglia)
• mwa6eNuraghe Lugherras a mwa6iPaulilatino (nuraghe polilobato con sviluppo della costruzione "a tancato" e muraglia esterna)
• mwa6qNuraghe Murranca a mwa6uMasullas
• mwa6cNuraghe Nolza a mwa6gMeana Sardo (nuraghe quadrilobato a 730 m s.l.m., con scale interessanti, una rampa è quasi verticale. Alcune camere non sono state ancora raggiunte dagli scavi
• mwa6oNuraghe Oes a mwa6sGiave
• mwa60Nuraghe Bau e Tanca a mwa64Talana
• mwa7aNuraghe Orolio (o mwa7eMadrone) a mwa7iSilanus (trilobato, la torre centrale presenta le due mwa7mthòlos sovrapposte ancora intatte)
• mwa7uNuraghe Orolo a mwa7yBortigali
• mwa7gNuraghe Palmavera ad mwa7kAlghero (costruzione a tancato, due torri con bastione e cortile interno. Attorno è costruito un villaggio con capanna per riunioni)
• Nuraghe Sa Mura de Nuracale a mwa7wScano di Montiferro (quadrilobato, la torre centrale presenta le due mwa70thòlos sovrapposte ancora intatte), attorno si sviluppa un villaggio cinto da una muraglia antemurale
• mwa78Nuraghe Santu Antine a mwa8aTorralba noto come mwa8eLa reggia nuragica (uno dei più conosciuti e importanti, al tempo della sua costruzione era fra gli edifici più alti del bacino del Mediterraneo)
• mwa8mNuraghe Serbissi a Osini (trilobato, situato a 964 m s.l.m.)
• mwa8uNuraghe Seruci a mwa8yGonnesa (nuraghe pentalobato)
• mwa8gNuraghe Sirai a mwa8kCarbonia (nuraghe quadrilobato con torri orientate a nord-est-sud-ovest e annesso villaggio nuragico)
• mwa8sNuraghe s'Ulimu a mwa8wUlassai (composto da due torri)
• mwa84Nuraghe S'Ortali 'e su Monti, o nuraghe San Salvatore, a mwa88Tortolì
• mwa9gNuraghe Ponte Molinu a mwa9kSiligo
Note
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Voci correlate
• mwbaiCiviltà nuragica
• mwbaqMegalito
• mwbayEtà del bronzo
• mwbagValle dei Nuraghi
• Altre strutture simili:
• mwbbsSesi sull'mwbbwisola di Pantelleria
• mwbb4Talaiot nelle mwbb8isole Baleari
• mwbceMotillas in Iberia
• mwbcmBroch nel nord della Scozia e nelle mwbcqisole Orcadi
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itNuraghe, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
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• citerefsapere-itnuraghe, su sapere.it, De Agostini.
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• mwbdqVisualizzazione dei nuraghi contenuti in OpenStreetMap, su nuraghe.org. URL consultato il 1º agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2014).
• mwbdyMappa dei monumenti nuragici di SardegnArcheologica (la continuazione della mappa di tharros.info), su sardegnarcheologica.it.